Allattamento

Per nove lunghi mesi lo abbiamo tenuto nel caldo del nostro pancione. Per nove mesi ci abbiamo fantasticato sopra, le/gli abbiamo parlato, ci siamo preoccupate, senza mai renderci conto di quello che significa essere mamma.

Adesso il momento è giunto: è nata (o è nato)!
Improvvisamente ci troviamo catapultate da donne, mogli, amanti, compagne a … mamme! E che cosa fa una mamma?
Ama il proprio bambino… giusto? E se .. non sente nulla???

Quello che nessuno spiega, ma proprio nessuno, è che talvolta, ad alcune neo-mamme risulta difficile amare il proprio bambino appena viene appoggiato sul ventre, e questo, quando accade, scatena un mare di sensi di colpa, peraltro comprensibili. Senza addentrarci troppo sul perché di questo accada, ci basti sapere che ci vuole un po’ di tempo, da alcuni secondi ad alcuni giorni, perché scatti nel nostro cuore la scintilla dell’amore materno, amore che seguirà nostro figlio passo dopo passo, nel cammino della sua vita.

Personalmente mi sono resa conto di amare il mio primo figlio, nel momento in cui l’infermiera me lo cambiava davanti agli occhi con la grazia di un elefante in un negozio di cristalli. Da quell’attimo in poi lo avrei difeso con le unghie dal resto del mondo, incurante di quello che avrebbe potuto dire la gente.
Col secondo è stato più facile, l’istinto materno c’era gia; mi è bastato vederlo così piccolino e indifeso per sentire l’ondata di amore incondizionato.

Quindi mamme non si nasce ma lo si diventa, e cosa ancora più importante, non esiste uno stereotipo di mamma “ideale”; ognuna di noi lo è a modo suo, e ogni modo è quello giusto.

Adesso vediamo alcuni passaggi un po’ più tecnici dell’allattamento materno.
Subito dopo espulsa la placenta cambia la situazione degli ormoni della neo-mamma; infatti inizia il colostro che esce non a fiumi ma a gocce.
Il colostro, che è il primo latte, stimola l’espulsione del mecconio dall’intestino del pupo; viene chiamato SUPER LATTE, in quanto il suo valore nutritivo è altissimo, ed infatti ne bastano poche gocce ad ogni poppata.

Generalmente la montata lattea inizia dopo 3-4 giorni e nel frattempo il pupo avrà un calo fisiologico, cioè calerà di peso, al massimo di un 10% del peso alla nascita.
Di solito la montata arriva di notte e ci si sveglia la mattina con il seno gonfio: il segreto stà nell’attaccare SUBITO il pupo anche se, ovviamente, non sarà molto piacevole. Nel caso ciò non fosse possibile (ad esempio il bimbo è in incubatrice) diventa necessario farsi togliere il latte.

Il meccanismo del latte è molto semplice: DOMANDA = OFFERTA e cioè più succhia, più si forma il latte.
Sono importanti le volte che lo si attacca al seno e non il tempo della poppata. Le prime volte non occorre allattare tanto (tranne nel caso in cui il bambino lo chieda): si inizia con 1 minuto, poi si aumenta a 5 minuti per arrivare a 10 e oltre, avendo sempre l’accortezza di alternare le mammelle, per 10, massimo 20 minuti per volta. Il latte che chiede il pupo è conforme alle sue necessità: lo si deve assecondare, ricordandosi sempre che il nostro latte materno è PERFETTO per il nostro pupo.

Per allattare è necessario trovare prima di tutto una posizione comoda, anche perché i pupi si accorgono subito che la mamma è inesperta, soprattutto quando allatta in posizioni alquanto impossibili (i neonati si devono fare di quelle risate…).
Si può provare distese a letto, la sua testa nell’incavo del nostro braccio, comunque non troppo distante in quanto non deve far fatica con il collo per poppare. Oppure si può provare anche sedute con il pupo perpendicolare al nostro corpo, pancia contro pancia non distante dal capezzolo. Ottimo all’inizio, soprattutto per le madri che hanno subito l’episiotomia, restare sedute su metà sedia (quindi il perineo è sollevato) con le ginocchia alte e con i piedi sul letto. L’essenziale è che senta il nostro contatto, la nostra pelle.
Generalmente il pupo è’ molto esigente e vuole che durante l’allattamento ci dedichiamo esclusivamente per lui; buona regola è quella di staccare il telefono e sospendere per mezz’ora i rapporti con il mondo, tessendo così un rapporto esclusivo fra madre e figlio.

I tubercoli di Montgomery presenti sul capezzolo, secernono un grasso con un odore particolare, piacevole per il pupo: quindi sarebbe il caso di non lavare il seno con sostanze profumate, usando solo acqua calda. Allo stesso modo andrebbero evitati deodoranti e profumi, in quanto c’è il rischio che il bebè rifiuti il seno.
Durante l’allattamento non andrebbero tenute le dita a forbice sul capezzolo per stimolare l’uscita del latte, in quanto si possono bloccare i dotti galattofori.

Il latte si modifica nel corso della poppata: da fluido passa a cremoso e denso di sostanze. Buona norma sarebbe lasciare il pupo attaccato per quanto tempo desidera. Quando ha finito offrirgli l’altra mammella; se poi non la vuole e siamo nei primi giorni dove c’è il rischio di un ingorgo mammario, spremerla oppure usare il tiralatte per svuotarla.
Non svegliare mai il pupo per allattarlo: l’unica unica eccezione potrebbe essere quando abbiamo un ingorgo mammario.

Se ci sono “interferenze” tipo i biberon di camomilla o di finocchio, sappiate che ogni poppata persa riduce la produzione del latte, ma non solo: con il biberon il bebè si adegua a succhiare solo dalla punta e quindi beve male, perdendo nel contempo la capacità di succhiare al seno.

L’allattamento favorisce l’attaccamento madre-figlio, ed inoltre allattando almeno per 6 mesi – un anno, il bimbo svilupperà una super protezione per tutte le malattie.
Il latte materno ha le proteine migliori ed è altamente digeribile mentre quello di mucca ovviamente no: in ogni caso si dovrebbe introdurre nella dieta del pupo il latte di mucca appena dopo i 9 mesi per evitare allergie e/o intolleranze.
Il latte materno è immune da germi ed è sempre fresco: contiene tutte le sostanze nutrienti e soprattutto gli anticorpi necessari al pupo. Sempre disponibile durante i viaggi, aiuta oltretutto la mamma a ripristinare il suo peso forma.

Per le mamme che temono di non nutrirlo a sufficienza, sarebbe auspicabile noleggiare una bilancia in farmacia; dopo ogni poppata il pupo andrebbe pesato, almeno per i primi 3 mesi (i primi giorni dopo ogni poppata e poi sporadicamente finché non ci si rende conto che il pupo cresce), però senza agitazione: infatti un bambino che mangia a sufficienza lo si nota dalla sua vivacità e dal suo vigore più che dal suo peso.

Spesso questi piccoli lupetti si addormentano attaccati al seno: per staccarli inserire delicatamente il mignolo nella bocca del pupo. Proprio per questo motivo sarebbe auspicabile avere le unghie tagliate corte e limate.

Un punto importante dell’allattamento, che non viene quasi mai preso in considerazione, è lo stato d’animo di chi allatta. I bambini “sentono” il nostro stato d’animo, soprattutto la rabbia. Cercate quindi di non prendere impegni per almeno 1 mese e ½, in quanto è proprio in questo periodo che si gettano le basi della serenità del pupo.
Infatti l’allattamento funziona se lo si vuole, se non si è stressate dal lavoro, o da un trasloco: la prima regola è certamente quella di ascoltare sé stesse ed il bambino.

L’allattamento è comunque sconsigliato in caso di stanchezza altamente debilitante, di esaurimento fisico (almeno per un certo periodo), di depressioni gravi, di miopie gravi o di ansia patologica.

E se proprio non riuscite ad allattare come vorreste, non fatevi sommergere dai sensi di colpa, che risultano devastanti per voi e per il bambino, ma piuttosto trovate un bravo nutrizionista che vi indichi un buon latte sostitutivo (ne esistono di capra, di orzo, di mandorle, di soia, ecc.).

Per ultimo, anche se non entra molto nel discorso dell’allattamento, abbracciate il vostro bambino, e cercate di non relegarlo a quelle sterili quanto fredde carrozzelle: è stato a contatto con voi per nove mesi, adesso senza di voi si sentirebbe perduto, finito, disperato. Quanti pianti di bambino ci sono per le strade, che chiedono solo di essere a contatto con la mamma e che invece sono stati sistemati in un attrezzo con le ruote.
Un neonato non si vizia, non è in condizioni di farsi viziare: piuttosto siamo noi le viziate, a voler diventare mamme senza essere disposte a dare qualcosa di noi stesse.

Viva le neo-mamme!

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