Intolleranze alimentari – seconda parte

Leggi la prima parte dell’articolo.

IRIDOLOGIA

L’iridologia può darci degli spunti interessanti per comprendere come e dove possiamo agire per aiutare la persona intollerante che è venuta a cercare il nostro aiuto.
Le intolleranze possono presentarsi per svariati motivi: digestione insufficiente (il cibo non viene elaborato efficacemente dallo stomaco e, una volta arrivato nell’intestino non viene riconosciuto o la sua lavorazione richiede eccessiva energia), disbiosi intestinale, ristagno delle feci nel colon (con riassorbimento delle tossine che vanno poi a ledere le mucose), difficoltà a tollerare o a metabolizzare zuccheri semplici e complessi, emuntori primari (intestino, fegato e reni) deficitari, eccesso di acidi, ipersensibilità emotiva, sistema immunitario (di cui l’80% risiede nell’intestino) deficitario.

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In iridologia si possono avere molte indicazioni, che possono essere di grande aiuto nelle intolleranze alimentari, come ad esempio:
– grande energia nervosa con possibile irritabilità ed agitazione
– tendenza all’ortosimpaticotonia (vivere continuamente sotto stress)
– tendenza all’introversione con difficoltà ad esprimersi e propensione a somatizzare
– distonia neurovegetativa, con tendenza alla tensione, all’agitazione (spasmi muscolari) e all’aggressività (un intestino teso non è in grado di assimilare correttamente il cibo che gli arriva, alla pari dello stomaco che non riesce a digerire bene)
– vulnerabilità intestinale con conseguente somatizzazione (spasmi, stipsi/diarrea ecc)
– ipersensibilità, paura ed attacchi di panico (tendenza a somatizzare le emozioni e lo stress sull’apparato digerente),

COSTITUZIONI

Se dall’iride possiamo ricevere molti suggerimenti, anche lo studio delle costituzioni può esserci di aiuto. Infatti, come avremo modo di vedere, il discorso delle intolleranze varia molto da persona a persona, ma soprattutto da costituzione a costituzione.

Il soggetto carbonico (robusto, con ossatura forte e spessa), ottimamente mineralizzato, digerisce ed assimila molto bene tutti gli alimenti, sviluppa molto difficilmente intolleranze alimentari. Nel momento in cui il suo sistema digerente, vascolare e gli emuntori iniziano ad accusare difficoltà causate da una vita passata ad alimentarsi con qualità e quantità di cibi inadatti, iniziano i suoi problemi, che possono anche includere le intolleranze alimentari. La forma della sua mandibola, uno degli indicatori della forza dell’apparato digerente, è molto grossa e ben formata.

Discorso diverso per il linfatico (come il carbonico ma molto meno tonico, e molto più debole) che parte con una tendenza al ristagno di scarti tossinici e tende anche al sovraccarico epatico. Tende anche all’ipotiroidismo, e quindi incontra una difficoltà maggiore nell’eliminazione degli scarti, con tendenza alla stagnazione degli stessi e conseguente edema o riassorbimento delle tossine.

costituzioni

Il soggetto sulfurico (nell’uomo solitamente bacino stretto e spalle larghe, nella donna spalle strette e fianchi larghi: tnde a mettere su muscoli con estrema facilità) rappresenta un po’ la costituzione ideale per la sua capacità di eliminare le tossine e per l’equilibrio delle forze presenti nel suo corpo (fra cui quella digestiva). Ma d’altro canto, anche la migliore delle macchine si rovina se chi la guida è incurante di mantenerla in efficienza. La mandibola del sulfurico rimane comunque grande, anche se non quanto il carbonico.

Il foforico (ossatura fine, viso stretto, si infiamma facilmente per un’idea) tende a digerire poco e male, quindi qualunque cibo o alimento che sceglie di mangiare potrebbe arrivare nell’intestino tenue non completamente digerito. Per di più tende ad ammalarsi e a demineralizzarsi con il tempo (e ricordiamo che i minerali sono parte attiva nella formazione di enzimi, indispensabili nella digestione). Infatti la forma della sua mandibola è fine, non occupa molto spazio e dimostra la carenza energetica del suo sistema digerente; nulla a che vedere con quella del soggetto carbonico.

Se per il fosforico la situazione non è una delle più rosee, il fluorico (ossatura fine, viso stretto, molto flessibile, lineamenti e fisico irregolari, come ad esempio denti che accavallano, ossa sporgenti, eccetera) se la passa ancora peggio: la sua tendenza a demineralizzarsi ed un sistema immunitario debole lo rendono ancora più fragile. La sua mandibola è la più scarna delle varie costituzioni, anche perché denuncia la sua tendenza alla asimmetria, tipica di questa costituzione a causa della sua perdita di minerali.

IL CIBO E’ ANCHE EMOZIONE: AIUTARSI CON LA FLORITERAPIA

E’ follia voler guarire il corpo senza guarire lo spirito.
Platone

Di recente ad una lezione di anatomia/fisiologia ho sentito una frase molto importante: “Il cibo è emozione”.
In questa frase è condensato tutto quello che penso a riguardo.
In questa frase c’è una delle più grandi verità che ognuno di noi dovrebbe conoscere nel cammino per il mantenimento o il ritrovamento della salute.
Il nostro apparato digerente infatti non è solo una comunicazione fisica fra esterno ed interno del nostro corpo, ma anche una comunicazione sottile, che porta all’interno non solo cibo, ma anche le emozioni ad esso collegate.

Dal momento del concepimento ogni evento significativo viene elaborato dal cervello limbico che controlla se è già accaduto in precedenza e soprattutto che valenza riveste per l’individuo, cioè se viene considerato un evento da ripetere oppure da evitare. Nel caso in cui si tratti di un evento da evitare, vengono messi in atto dei meccanismi per proteggere la persona da quelle che possono essere le probabili conseguenze negative.

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Se ad esempio un bambino riceve uno schiaffo mentre mangia del pane, il suo cervello limbico potrebbe registrare la convinzione che il pane ha una valenza negativa, in quanto mentre veniva mangiato c’è stato uno shock. Il cervello non si rende conto che lo schiaffo non è la diretta conseguenza del mangiare il pane, ma semplicemente prende nota di quello che stava accadendo poco prima o durante il ceffone e lo prende in considerazione come possibile atto scatenante. Quindi, ogni volta che il bambino (o l’adulto) mangerà del pane, il suo cervello libico si ricorderà dell’evento traumatizzante e considererà l’evento come da evitare, scatenando varie reazioni, nessuna favorevole ovviamente (questo esempio arriva dalla Metamedicina). Una di queste reazioni può essere l’intolleranza alimentare.

Una volta compreso il meccanismo che collega le emozioni al cibo, è possibile ipotizzare che dal momento del concepimento in poi, ogni persona può avere nel suo cervello limbico una valenza positiva, negativa o neutra per ogni alimento; sapendo questo, diventa più facile aiutare la persona con una indagine accurata sul suo passato che mostri gli eventi significativi legati in qualche modo al cibo, per poi aiutarlo a sciogliere tale memoria negativa con l’aiuto dei fiori di Bach.

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2 commenti su “Intolleranze alimentari – seconda parte

    • Gent.ma Jenny in effetti ci sono troppi test è c’è molta confusione in merito. Dal mio punto di vista i più validi sono il Vega test, il test kinesiologico e loro varianti. Invece i test eseguiti sulla pelle e con gli esami del sangue mi lasciano perplessa perché nessuna sostanza entra pura direttamente nel sangue, e la pelle non è assolutamente uguale alla mucosa intestinale). Spero di esserle stata utile. Buon tutto.

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