Intolleranze alimentari – prima parte

Questo articolo è diviso in tre parti: nella prima vengono descritte a sommi capi le intolleranze alimentari ed alcune fasi del nostro apparato digerente. La seconda spiega alcune tecniche per conoscere più a fondo lo stato e le predisposizioni dell’organismo, usati in questo contesto relativamente alle intolleranze alimentari. Ed infine, la terza parte in cui vengono proposte alcune possibili strategie da intraprendere per aiutare concretamente la persona intollerante in questo percorso.
La terza parte verrà messa in linea a breve

PRIMA PARTE

INTOLLERANZE ED ALLERGIE

Delle intolleranze alimentari se ne parla e se ne discute moltissimo ma, essendo l’argomento vastissimo e con molteplici sfaccettature, in realtà se ne conosce molto poco. Non ho la pretesa di scrivere qualcosa di nuovo, ma piuttosto di darne una visione d’insieme alla luce del mio primo anno di studi. Prima di entrare nel vivo dell’argomento, desidero spiegare a sommi capi la differenza fra intolleranze alimentari ed allergie.

L’allergia è una reazione del nostro sistema immunitario verso un allergene (alimento o altra sostanza) che viene riconosciuto come una sostanza dannosa; il corpo innesca una risposta da parte del sistema immunitario che determina la produzione di anticorpi IgE. I sintomi appaiono entro 24 ore dall’assunzione dell’allergene, anche se alcuni studiosi allargano tale intervallo fino alle 72 ore.
L’allergia scatena una reazione immediata, acuta, dose dipendente e con organi bersaglio ben definiti. I sintomi più comuni sono edema, orticaria, eczema, raffreddore da fieno, crisi di asma, tosse, vomito, diarrea, prurito, bruciore, lacrimazione, gonfiore; possono essere di lieve entità oppure portare a pericolo la vita stessa. In questo caso di parla di shock anafilattico.

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L’intolleranza, i cui sintomi appaiono a distanza di tempo, è invece una reattività anomala del sistema immunitario nei confronti di cibi normalmente tollerati, con tempi di manifestazione generalmente molto più lunghi. Questo succede perché esiste un livello di soglia sotto il quale la persona non sente disturbi di alcun tipo: superato questo livello iniziano a manifestarsi i primi sintomi che tendono ad aumentare a seguito dell’accumulo dell’allergene e delle tossine che direttamente o indirettamente si vengono a formare. Questo accumulo viene paragonato ad una avvelenamento/intossicazione dell’organismo che può portare ad una infiammazione cronica di vari apparati. Le uniche intolleranze accettate attualmente dalla medicina ufficiale sono quella al lattosio e al glutine (celiachia).
Gli anticorpi che il nostro organismo usa in questo tipo di risposta sono gli IgA.

Le intolleranze non sono un fenomeno “logico”, nel senso che non hanno “regole” per noi chiare: c’è chi è intollerante ad un certo alimento solamente in certi momenti della sua vita, o in certe situazioni. Questo perché l’intolleranza dipende da moltissimi fattori, che possono cambiare di volta in volta, come ad esempio:

– la qualità dell’alimento;
– la quantità dell’alimento;
– la frequenza con la quale viene introdotto;
– lo stato di intossicazione del corpo;
– lo stato di efficienza dei principali organi emuntori (fegato, intestino e reni);
– lo stato emotivo al momento dell’assunzione dell’alimento;
– il ricordo emotivo legato a quel determinato alimento (diverso da persona a persona).

Purtroppo sembra che le intolleranze alimentari stiano aumentando, anche per un crescente aumento delle sostanze tossiche presenti nei nostri alimenti (ormoni, antibiotici, medicinali, additivi, fertilizzanti, pesticidi, metalli pesanti, OGM, ecc.), nei prodotti con cui usualmente entriamo in contatto (detersivi, prodotti per l’igiene, disinfettanti, vernici ecc.), nell’ambiente in cui viviamo (toner, scie chimiche, metalli pesanti, polveri sottili, smog, materiali da costruzione ed arredamento, veleni/repellenti per insetti, ecc.), nei rimedi che usiamo per curarci (metalli pesanti, additivi, sostanze chimiche, sostanze inadatte o di scarsa qualità, ecc.) ed altro ancora.

Quindi non si tratta più di un solo un alimento a cui possiamo essere intolleranti o meno, ma di tutto un insieme di tossine sempre più vasto ed incontrollato, di cui oltretutto non si conoscono assolutamente le possibili interazioni se mescolate fra di loro.

E’ veramente difficile stilare una lista dei possibili disturbi che causano le intolleranze alimentari (anche se in molti lo fanno) in quanto l’accumulo di tossine nel nostro corpo può depositarsi ovunque e causare qualunque tipo di problematica, dalla dermatite alle palpitazioni, passando per tutti disturbi emotivo/comportamentali (in questo ci viene in aiuto l’iridologia che ci mostra le nostre diatesi o predisposizioni).

Oltretutto i primi malesseri sono quasi impercettibili e passano quasi inosservati, come ad esempio una cefalea, un eczema o una cistite. Poi con il trascorrere del tempo e con il susseguirsi dell’intromissione delle sostanze a cui si è intolleranti, questi malesseri peggiorano, diventano cronici e se vengono “curati” con farmaci o rimedi naturali preposti solo a bloccare il sintomo, possono peggiorare o creare altri disturbi.

ANATOMIA E FISIOLOGIA

Per alimento si intende qualunque sostanza esterna che entra nel nostro corpo sottoforma solida, liquida o gassosa. Quindi non solo cibo ma anche pesticidi, metalli pesanti, fertilizzanti, smog, additivi, ormoni di sintesi, antibiotici, medicinali, eccetera, in quanto sono diventati ormai parte indissolubile del cibo che finisce nel nostro piatto.

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Il nostro apparato digerente è costituto da una serie di organi collegati fra di loro, cui compito principale è quello di introdurre il cibo e fargli subire diverse elaborazioni per estrarre quanto serve al nostro sostentamento.
Inizia dalla bocca, primo luogo dove il cibo viene impastato e mescolato agli enzimi per prepararlo al passo successivo: se la persona mastica male o velocemente (a causa di ansia, impazienza o altra emozione stressante) il cibo non viene mescolato efficacemente con la saliva e quindi prosegue il suo cammino non adeguatamente lavorato.

Dopo l’esofago troviamo lo stomaco che necessita di una serie di enzimi per elaborare ulteriormente il bolo. Nello stomaco è necessaria la presenza di acido cloridrico che, in caso di ridotto apporto, rende la digestione difficoltosa e/o incompleta.

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L’apparato digerente continua con l’intestino tenue, dove nelle sue anse continua la digestione del cibo grazie anche alla bile, al succo enterico e al succo pancreatico. In una parte dell’intestino tenue, in particolare nel digiuno, avviene l’assorbimento delle sostanze utili attraverso i villi intestinali, fatte poi passare nella circolazione linfatica o sanguinea. Se i villi sono stati distrutti da anticorpi autoprodotti, si svilupperà un’intolleranza al glutine conosciuta come celiachia.

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L’intestino crasso, cui scopo è riassorbire l’acqua in eccesso e le sostanze che possono essere ancora recuperate; quello che rimane viene espulso dal corpo in quanto considerato tossico.
Sfortunatamente al giorno d’oggi non esiste più il medico di famiglia che chiede la forma, il colore, l’odore e la frequenza di quanto viene eliminato dall’intestino, privandoci così di un esame attendibile sul funzionamento del nostro apparto digerente e dei suoi organi collegati.
Oltretutto viene considerato del tutto normale saltare dei giorni nella pratica dell’evacuazione, senza che ci si renda conto di quanto questa insana credenza possa rivelarsi dannosa.
La permanenza delle feci nel nostro intestino infatti intossica le mucose intestinali: le tossine, anziché eliminate, vengono riassorbite dalle mucose intestinali che a lungo andare diventano eccessivamente porose. Questa situazione può dare il via alla Sindrome LeakyGut in cui delle molecole più grandi di quanto previsto passano la mucosa in piccole ma non trascurabili quantità: questa viene considerata una delle possibili spiegazioni al formarsi delle reazioni allergiche o delle intolleranze alimentari.

Il fegato è un emuntore primario del nostro corpo (assieme a reni ed intestino) ed è un organo importantissimo con molteplici funzioni. Relativamente al sistema digerente, si comporta come un grande filtro che preleva le sostanze assorbite dall’intestino per modificarle e consegnarle ad altri organi, ma non solo: è preposto anche al metabolismo e all’inattivazione delle sostanze tossiche ed estranee all’organismo. Se il fegato ha troppo lavoro da fare (eccesso di tossine) oppure è in deficit, non riesce a gestire bene le tossine con conseguente accumulo e possibile sensibilizzazione alle stesse.

Il pancreas è una ghiandola collegata all’apparato digerente, cui scopo è produrre succo pancreatico per digerire alcune sostanze nell’intestino tenue, ed anche insulina e glucagone per controllare la concentrazione di glucosio nel sangue. Se questa ghiandola funziona male o in modo insufficiente, è possibile che si instauri un’intolleranza allo zucchero.

In questo contesto è necessario anche un breve accenno al Sistema Nervoso Autonomo chiamato in questo modo perché regola tutte le attività dei nostri organi che non sono sotto il controllo della nostra volontà. Questo sistema è diviso in due parti che provocano negli organi effetti opposti: il sistema ortosimpatico che interviene nelle situazioni di emergenza, mentre il sistema parasimpatico che agisce nei momenti di rilassamento.

Il sistema ortosimpatico lavora nelle situazioni di pericolo, in cui il nostro corpo di solito reagisce rapidamente per salvarci la vita: infatti il suo scopo è prepararci alle reazioni di fuga o di combattimento e, siccome è in gioco la vita, sotto la sua azione l’organismo consuma molta energia. In una situazione di pericolo, funzioni come la digestione o l’elimino di tossine non sono importanti e quindi vengono sospese o rallentate.
Se questa situazione di pericolo dura per poco tempo, il sistema si riequilibra e c’è il tempo necessario per completare le funzioni lasciate in sospeso e per riparare i tessuti danneggiati. Ma se la persona vive uno stress continuo e non riesce a rilassarsi mai completamente, rimane molto più tempo nella fase di ortosimpaticotonia, che può causare un rallentamento della digestione oppure una tensione continua dell’intestino che non gli permette di fare il lavoro per cui è preposto.

QUANDO NASCIAMO SIAMO TUTTI INTOLLERANTI

Un bambino appena nato ha una struttura fisica/emotiva/psichica estremamente sensibile a qualunque stimolo esterno, a maggior ragione se questo stimolo è solido e rappresenta il suo cibo: un neonato é quindi intollerante a tutti gli alimenti tranne che al latte della madre (e purtroppo in certi casi anche a quello).
Proprio per questo motivo il bambino dovrebbe iniziare lo svezzamento molto gradualmente e solo dopo un adeguato periodo di allattamento materno, di modo che il suo organismo venga abituato dolcemente a tollerare i nuovi alimenti. Purtroppo se questo svezzamento viene portato avanti troppo velocemente o con alimenti inadatti al sistema digerente del bambino (come insaccati, caffeina, zucchero, latticini, tanto per fare qualche esempio) l’organismo del bambino può scatenare intolleranze alimentari che possono confondersi dietro otiti ricorrenti, mal di pancia o riniti (allergiche o meno).
Il discorso di complica se vengono fatte anche le vaccinazioni che tendono ad indebolire il sistema immunitario oppure se vengono assunti antibiotici in maniera sconsiderata, che possono ledere la mucosa intestinale preposta all’assimilo di nutrienti.

Leggi la seconda parte dell’articolo.

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