Estate: la prova costume (Metamedicina)

Con l’arrivo della bella stagione improvvisamente ci rendiamo conto di possedere un corpo, un corpo che fra breve sarà esposto, mostrato, messo in vetrina. E, molto spesso, riteniamo che il nostro corpo non rientri nei canoni attuali di bellezza: è sempre troppo grasso, troppo floscio, troppo segnato o semplicemente troppo brutto. Sicuramente la società moderna non ci aiuta in tutto questo: pubblicità, internet e cinema traboccano di uomini o donne magri, apparentemente giovani, belli o perlomeno in perfetta forma fisica. E il paragone dell’uomo medio di fronte a questi esempi ne esce inevitabilmente perdente.

Questo in realtà sarebbe il momento migliore per lavorare su sé stessi, per cercare di comprendere cosa si nasconde dietro questa incapacità di accettarsi così come si è; ma forse è più facile mettere a tacere il tutto con l’aiuto dell’ultima dieta alla moda, con un abbonamento in palestra oppure andando dall’estetista per provare l’ultimo metodo per la cellulite. Tutto ciò è ovviamente una buona cosa: alimentazione sana ad personam, giusto movimento e coccole sono una delle vie migliori per perseguire la propria bellezza. Ma non basta, perché c’è anche un fattore emotivo da considerare. Vediamo assieme qualche spunto, senza ovviamente generalizzare dato che ognuno di noi possiede la sua storia, unica e personale.

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Nel desiderio di essere esteriormente belli, talvolta può essere presente un desiderio di rivalsa: se non sono riuscita ad avere successo nella mia vita affettiva, allora forse desidero avere un fisico che attragga l’attenzione, che stimoli il desiderio ed ammirazione (o invidia) di altri uomini o donne, o anche per ricevere quell’amore e quella approvazione che non ho mai avuto. Oppure se fin da piccola sono stato abituata a credere che BELLEZZA = AMORE (o APPROVAZIONE), farò di tutto per essere sempre bella ed affascinante. Analogo discorso se mi è stato insegnato (con le parole o con l’esempio) ad essere sempre perfetta: all’arrivo delle prime rughe o dei primi capelli bianchi entrerò nel panico, e mi impegnerò affannosamente a cercare una tintura per i capelli o a provare l’ultima miracolosa crema antirughe. Tutto questo senza minimamente comprendere che il nostro corpo è la manifestazione esteriore di ciò che è presente interiormente, a livello emotivo e dell’anima.

Se, ad esempio, nel mio cuore da molti anni alberga odio, insofferenza, rancore o frustrazione (talvolta anche nascosto a mè stesso), difficilmente avrò una pelle perfetta a meno di ricorrere al lifting. Senza dimenticare che anche la nostra parte fisica ha necessità di essere accudita: se ad esempio il mio fegato è insofferente a quello che mangio, se i miei reni hanno troppa poca acqua a disposizione per lavorare, se le mucose del mio intestino sono intossicate da un’alimentazione errata (come ad esempio latte, latticini, carboidrati raffinati o zucchero), la mia pelle, i miei muscoli ed il mio collagene ne risentirà. Ed io diverrò sempre più velocemente grassa e vecchia. E brutta.

Con l’estate si indossano meno vestiti, e quindi spogliarsi significa anche mettersi a nudo: non ci sono veli o travestimenti che possano nascondere la mia cellulite, i miei cedimenti, la mia ciccia o le mie malattie. E siccome secondo la Metamedicina tutte le manifestazioni del corpo segnalano una ferita, è come se il nostro corpo, una volta messo a nudo, urlasse il nostro dolore interiore, segnalasse senza ritegno la ferita (o le ferite) che ci trasciniamo nella vita.

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Un eccesso di peso ad esempio, può segnalare una mancanza di spazio personale (“Può darsi che tendo a dimenticare mè stesso per gli altri?”), oppure il sentirsi abbandonati a sé stessi (“Ho l’impressione di non avere uno spazio nella mia famiglia?”). Anche un eccesso di responsabilità di cui ci si fa carico o un bisogno di maggiori attenzioni può manifestarsi attraverso un aumento di peso, come anche la convinzione (ereditata generalmente dalla famiglia o dalla società) che man mano che passano gli anni diventa inevitabile accumulare peso, senza rendersi conto che se così fosse, tutte le persone di una certa età sarebbero in soprappeso. Ci sono anche molte persone che usano il grasso in eccesso come una sorta di assicurazione per non subire più violenze oppure per tenere a distanza gli uomini (o le donne), come fosse una forma di difesa (questo lo si riscontra talvolta nelle persone che hanno subito abusi sessuali).

Anche la cellulite ha le sue motivazioni, spesso legate alla svalutazione della parte colpita, e proprio per questo motivo la si trova anche nelle persone magre. Le domande da porsi sono “Ho la tendenza a criticare una parte del mio corpo o a svalutare il mio aspetto fisico? Ad esempio: vedo le mie cosce troppo grosse o troppo magre?”.
Invece le smagliature possono indicare che alla persona mancano gesti affettuosi, oppure che non apprezzi il suo corpo e che tenda a svalutarlo esteticamente (molto spesso questo avviene in gravidanza, nel momento in cui la donna aumenta di peso e non riesce ad accettarlo o non si sente accettata dall’uomo che ama).
Accade sovente che tutti gli sforzi per ritornare belli ed in forma si risolvano con un fiasco, proprio perché non è stato compreso ed affrontato il motivo alla base del “difetto” estetico; molto spesso nemmeno a livello fisico il problema viene affrontato correttamente, con una alimentazione personalizzata ad esempio, assieme a movimento sano e costante. Ovviamente se i tentativi portano al fallimento, il dolore si inasprirà e si affonderà sempre più nella tristezza e nell’ineluttabilità di possedere un corpo brutto e scomodo.
Ma oltre alle molteplici valide ragioni per cui il nostro corpo presenta certe “imperfezioni” fisiche, c’è sempre alla base un’ulteriore ferita, che ci spinge a credere che è essenziale apparire (belli, giovani, affascinanti, perfetti, giusti, eccetera). E questa ferita è talmente forte e prepotente che porta ad identificarsi con il proprio corpo, perdendo così di vista valori ben più importanti, che risiedono nell’anima e nel cuore. E, inevitabilmente, più ci scostiamo dal nostro cuore e dalla nostra anima, più il nostro aspetto esteriore ne risente.

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Per di più viviamo in un mondo in cui veramente poche persone si amano per quello che sono, al di là di una bella pelle, di un bel seno o di una pancia piatta. Noi stessi per primi incontriamo difficoltà ad accettarci, con il nostro corpo e/o con il nostro passato, forse perché non abbiamo vissuto come volevamo, come era giusto secondo il nostro giudizio interiore, forse pensiamo addirittura di non averne diritto, e quindi diventiamo dei giudici inflessibili verso noi stessi, a tal punto che diventa impossibile amarci. Se io non mi approvo per quello che ho fatto (o che ho omesso di fare) può essere che questi rifiuto si trasformi prima o poi nel non accettare (e quindi rifiutare) il mio aspetto esteriore. Il corpo fa sempre da specchio ai nostro sentire, non mente mai.
Quindi, nel momento in cui ci si rende conto che il nostro corpo non ci piace, potrebbe essere una buona idea lavorare sulla propria autostima, ma soprattutto sul proprio perdono interiore che molto spesso porta con sé una grande serenità e pace interiore. Se imparo a stimarmi per quello che sono, se apprendo l’arte di amare il mio corpo e la mia mente così come appare, mi sento migliore, mi vedo migliore, tutto diventa migliore. Perché un corpo amato e pieno di pace, ricambia l’amore e sboccia come un fiore in primavera.
Un corpo amato inevitabilmente ricambia il nostro amore, mentre un corpo odiato si deprime, si lascia andare, perde la voglia di vivere. Oltretutto se un corpo subisce trattamenti devastanti come allenamenti massacranti, diete sballate, operazioni invasive, di sicuro non si sente amato. Di sicuro si sente imperfetto (altrimenti perché così tanto accanimento?), brutto e, ovviamente, non si sente amato.

Di recente ho seguito una lezione molto avvincente di anatomia e fisiologia, dove ancor più ho avuto modo di comprendere quanto perfetto, meraviglioso ed incredibile sia il funzionamento di ogni singolo organo, cellula e tessuto che c’è dentro noi. Mi sono improvvisamente resa conto di come il nostro corpo lavori incessantemente per renderci sani, forti e belli e di come noi gli rendiamo la vita impossibile con alimentazione errata, vita ed emozioni malate. Siamo noi stessi che remiamo contro la nostra stessa bellezza, contro la nostra salute più perfetta. E poi, dopo aver intossicato ben bene il nostro involucro fisico, aggiungiamo il danno alla beffa, giudicandolo brutto, sformato e da nascondere. In sintesi, gli stiamo dicendo che non lo amiamo così com’è.
E come si comporta un corpo se non si sente amato? Forse tendiamo a credere che il nostro corpo altro non sia che un insieme di muscoli, tendini, ossa e sangue, ma non è proprio così. Ogni nostra cellula vive delle emozioni, che per lei sono l’equivalente di buona o cattiva energia. Se arriva buona energia (amore, gioia, gratitudine, divertimento) allora farà un buon lavoro con quello che ha a disposizione, sarà vitale e sana. Se invece riceve cattiva energia (odio, insofferenza, vergogna, rassegnazione, frustrazione, tristezza) non farà un buon lavoro, ci sarà demotivazione, scoraggiamento e talvolta desiderio di suicidio. E a nulla serve essere ottimisti e sereni di superficie, se abbiamo nascosto nel nostro intimo le ferite per non vederle, per non creare disturbo, per essere brave persone, per non alterare l’armonia. Una sensazione sgradevole è mille volte più potente di mille pensieri (di facciata) ottimisti.

Conoscerete di sicuro gli studi di Masaru Emoto sulla memoria dell’acqua: se io dico ad una bottiglia d’acqua la frase “Ti odio” e poi provvedo a cristallizzare una sua goccia, si formeranno dei cristalli sgraziati, deformi, imperfetti ed insani. Se invece dico all’acqua “Ti amo”, i cristalli che si formeranno saranno perfetti, un capolavoro di ingegneria. E se considerate che il nostro corpo è composto circa al 70% di acqua, potete comprendere il dramma che si consuma quando ci guardiamo allo specchio, dicendo o pensando “Faccio schifo, sono vecchia, brutta ed odio il mio corpo”.
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Concludendo, forse è arrivato il momento di dedicare del tempo al nostro corpo, che ha come compito quello di trasportare ed accudire la nostra anima, vuoi con trattamenti salutari legati all’alimentazione e al movimento, vuoi con un inizio di comprensione sul perché non amiamo ciò che siamo. Personalmente credo che chi appare in pubblico nella sua candida anzianità o nella sua perfetta imperfezione, pur continuando a curare anima e corpo con amore, gratitudine e continuità, non verrà additato per la sua bellezza, ma sicuramente la pace e la serenità che albergheranno nel suo animo saranno molto più appaganti di mille vuoti ed effimeri complimenti.


Per approfondimenti:
– Il grande dizionario della Metamedicina di Claudia Rainville, edizioni Sperling & Kupfer
– Ogni sintomo è un messaggio di Claudia Rainville, edizioni Amrita

Articolo apparso su Bioguida – Estate 2015

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2 commenti su “Estate: la prova costume (Metamedicina)

  1. Lucia il said:

    Grazie tantissime Susanna!!
    Bellissimi spunti di riflessione.. Ho sentito tanto Amore.. ❤️
    Che l’Amore curi ogni ferita .. Questa è la mia certezza.
    Grazie! ❤️

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