Arriva il pupo…

Tutti sappiamo che l’arrivo di un bambino segnala una svolta nella vita della coppia. Quello che invece pochi sanno, è che sono i primissimi giorni a formare lo stato emozionale dei mesi a venire del nostro nuovo arrivato.

Proviamo un attimo a metterci nei panni del bambino appena nato per capire meglio il perché di questa affermazione: finora ha conosciuto il caldo e umido abbraccio del ventre materno, dove nulla mancava e nessun dolore aveva accesso. Questo per nove lunghissimi mesi e siccome al bambino manca completamente il concetto del tempo che trascorre, per lui nove mesi sono da sempre e per sempre.

Quindi penombra, rumori attutiti, caldo, stretto contatto con il grembo materno … improvvisamente si trova catapultato in un mondo luminoso che acceca i suoi occhi, dove c’è tanto freddo che graffia la sua morbida pelle e dove i rumori circostanti feriscono le sue piccole orecchie…. ma la parte peggiore consiste nell’allontanamento dalla madre, dall’unico essere da lui riconosciuto come vita e amore.
Troppo spesso questo dolore e questa disperazione viene messa a tacere con la scusa che “… tanto è troppo piccolo per capire qualcosa”.

Il metodo migliore per far nascere un bambino è senza dubbio ricreare le stesse identiche condizioni del gembo materno, come del resto insegnano perfettamente i metodi di F. Leboyer, universalmente conosciuti ed apprezzati in tutta Europa, peraltro mai messi in pratica nelle maternità e negli ospedali italiani (tranne alcuni casi), non si comprende per quale oscuro motivo.

Ma se proprio non è possibile – vuoi per mancanza di supporto tecnico, vuoi per mancanza di denaro – ricreare un’ambiente favorevole alla venuta del piccino, possiamo almeno cercare noi per prime, di ridurre al minimo gli shock emotivi.

Lasciamo pure che il personale medico controlli sommariamente che il piccolo stia bene: subito dopo però, pretendiamo che nostro figlio ci venga reso per calmare i suoi indignati strilli appoggiandolo delicatamente sul nostro seno nudo e coprendolo con una copertina portata da casa, meglio se foderata di soffice cotone felpato; il bambino coperto in questo modo si sentirà un po’ a casa e smetterà immediatamente di piangere.

In quei indimenticabili attimi parlategli dolcemente dandogli il benvenuto e con dolcezza, incoraggiatelo a succhiare: di solito il bambino è troppo preso dall’ambiente circostante per iniziare a farlo autonomamente, ma in questo modo gli viene dato un imprinting che rimarrà a lungo nel suo inconscio.
La gioia di avervi ritrovate, la sicurezza del vostro abbraccio rimarranno ancorate a lungo nell’atto della suzione o perlomeno nell’odore del vostro seno, ed ogni volta che il bambino sarà agitato o teso, vi basterà riavvicinarlo a voi per ricreare quella sensazione di benessere così marcata.
Molto probabilmente il bambino vi verrà nuovamente tolto per accertamenti e controlli per un lasso di tempo che solitamente dura una decina di minuti; abbiate l’accortezza di farlo seguire dagli occhi vigili del papà o da chi avete avuto vicino durante il parto, per ridurre al minimo il distacco.

Appena riavuto il bambino nelle vostre braccia, cercate con molta dolcezza di riattaccarlo al vostro seno. E’ molto importante dare inizio all’allattamento entro poche ore dal parto, sia perchè il bambino può in seguito rifiutare di essere allattato in questo modo e sia perché dovete stimolare la produzione di latte al più presto.

L’essenziale è parlare molto al neonato, raccontargli cosa è successo, perché vi hanno separato e cosa succederà nelle prossime ore. Francoise Dolto, una delle pioniere del nuovo rapporto genitore-bambino, asseriva che il bambino, anche se non è in grado di comprendere le parole, indubbiamente riconosce la voce della mamma e l’intonazione d’amore che se ne sprigiona.

E’ molto importante rimanere sempre uniti – madre e figlio – nei primi giorni dalla nascita, in quanto importantissimi per determinare il comportamento del bambino nei mesi a venire: rabbia, paura, insonnia, inappetenza e così via. Un bambino separato dalla madre per più ore diventa smarrito, impaurito e si sente abbandonato, con una conseguente insonnia (“meglio che non mi addormento altrimenti poi la mamma se ne và”), inappetenza (“mi ricordo che una volta dopo aver succhiato, la mamma è sparita”), pianti (“sono disperato … chi mi assicura che la mamma non scappi via nuovamente?”), ecc…

Insistete presso il personale ospedaliero nel tenere il bambino con voi anche la notte, nel cambiarlo voi o vostro marito personalmente e di non dargli nessuna “aggiunta” di latte artificiale o di glucosio.

Tenendo il bambino la notte con voi, vi assicurate notti future tranquille; cambiandolo personalmente gli evitate mani sconosciute, che, per quanto esperte, non possono competere con la vostra amorevolezza, e che finirebbero per stressarlo e terrorizzarlo al punto da non volersi più far cambiare da nessuno per molti mesi; evitando l”aggiunta” di latte o di glucosio (quasi obbligatorio se dorme lontano da voi), avrete maggiori probabilità di evitare il famoso ittero.

Studi recenti dimostrano che l’assunzione regolare di colostro, il “superlatte” come viene comunemente chiamato (prodotto dal seno materno dal momento della nascita all’arrivo della montata lattea), riduce sensibilmente la percentuale di ittero nei nascituri, e rende i bambini molto più forti e sani. Abbiate più fiducia nella natura e nel vostro corpo: se la montata lattea giunge con ritardo, significa solamente che il bambino ha ancora bisogno di colostro e dei suoi super nutrienti. Evitiamo quindi nei giorni a venire tensioni e paure infondate, ma attendiamo pazienti lo svolgersi degli eventi del nostro corpo materno: la mamma e tutto il suo organismo è in perfetta simbiosi con il piccino appena nato, anche se spesso le persone accanto a voi sono di parere contrario.

E quando uscite assieme dall’ospedale, portatelo in braccio voi o il suo papà, poiché anche la più bella e moderna carrozzina si rivela fredda e asettica rispetto al vostro caloroso abbraccio.
Senza contare che in questo modo gli dimostrate che con il vostro amore è valsa veramente la pena di nascere.

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