Metamedicina: cos’è?

sinomo messaggio

Maria è una bimba felice di 7 anni. Un giorno, mentre la mamma chiacchiera con un’amica in soggiorno e lei cerca in cucina i suoi biscotti preferiti, la sente dire “Vedi, io avrei voluto solo 3 figli…”. Lei immediatamente si ferma, e conta: 1, 2, 3 … lei è la quarta figlia. A quel punto un pensiero attraversa velocemente la sua testa: “Mamma non mi ha voluta” e scivola in camera sua dove rimane un po’ di tempo in silenzio, per metabolizzare l’accaduto. Nei giorni seguenti Maria dimostra meno fame, parla di meno, come reazione al sentimento di “non essere voluta”. Ma poi i giorni passano e lentamente dimentica quanto ha vissuto.

Alcune settimane più tardi il padre decide di portare i figli al Luna Park e la mamma, memore del fatto che la figlia più piccola era stata male di recente, decide di lasciarla a casa con la nonna. Questa decisione fa improvvisamente riaffiorare nella memoria di Maria il sentimento “Mamma non mi vuole”, dandole inoltre la ferma convinzione che lei non è desiderata, e che ha meno diritti degli altri fratelli. Questa volta la reazione di Maria è un po’ più forte: corre in camera sbattendo la porta con rabbia, e il dolore è così grande, la delusione così cocente che pensa “Non mi hai voluta? Bene. Nemmeno io ti voglio!”. E così facendo, chiude il cuore alla mamma.

Con il passare del tempo la mamma si accorge che qualcosa non va per il verso giusto, e cerca più volte di avvicinarsi a lei, con tutte le più buone intenzioni. Ma Maria ormai è convinta che la mamma non l’ha voluta e quindi, ogni tentativo di comprensione o di riconciliazione è del tutto vano. Questa equazione, o meccanismo, può essere spiegato con l’esempio degli occhiali colorati: se io indosso degli occhiali color rosso (la mamma non mi vuole), non sono più in grado di vedere il colore giallo (mamma mi vuole). E questo meccanismo è lo stesso con tutte le convinzioni, consce o inconsce, che ci portiamo appresso.

Torniamo a Maria. Passano gli anni, diventa donna, ma nella sua vita continuano a ripetersi schemi di situazioni dolorose: le sue relazioni affettive finiscono in breve tempo, ed ogni volta rivive il dolore di “non sentirsi voluta” dalla persona che ama. Allo stesso modo, i suoi datori di lavoro finiscono sempre per licenziarla o per non considerarla, facendo così in modo che lei continui a sentirsi “non voluta” od anche di “non avere il diritto”.
Ad un certo punto della sua vita, Maria incontra il libro “Metamedicina: Ogni sintomo è un messaggio” di Claudia Rainville, e scopre che nella vita di ognuno di noi esistono dei meccanismi che ci fanno ripetere all’infinto vecchi schemi mai risolti, schemi che conducono inevitabilmente a situazioni dolorose. Decide allora di provare un consulto, durante il quale viene aiutata (con l’ascolto compassionevole) a vedere con i propri occhi la convinzione che è alla base di molte delle sue sofferenze, e cioè “io non sono voluta”. Per Maria è un momento importante, in quanto non si era mai resa conto prima che quella sensazione, quel sentimento si ripeteva molteplici volte nella sua vita.

E nel momento in cui viene invitata a ricordare la radice di questo sentimento, lei ritorna con dolore in quella situazione in cui la mamma ha detto che avrebbe voluto solo 3 figli. A quel punto il lavoro del consulente di Metamedicina consiste principalmente ad aiutare Maria a “smantellare” questa convinzione, lavorando con il suo emisfero destro, strettamente legato alla memoria emozionale. Questo procedimento si chiama Liberazione della Memoria Emozionale (LME).
La memoria emozionale, necessaria alla nostra sopravvivenza, funge da registratore del nostro vissuto e memorizza le esperienze considerate nocive, di modo che non vengano più ripetute. Immaginate un cane che viene bagnato da una secchiata di acqua bollente: la situazione è dolorosa, da non ripetere, e da quel momento la sua memoria emozionale lo porterà ad evitare qualunque forma di acqua, anche la più innocua come l’acqua fredda.

La Metamedicina quindi ci insegna non solo a trovare le domande giuste per risolvere un problema, ma anche a scoprire le risposte e le soluzioni che sono nostre, solo nostre, di modo che siano visibili in modo chiaro ed inequivocabile: a nulla vale trovare una riposta perfetta ma che non corrisponde al nostro “sentire”. Claudia Rainville infatti sostiene che la Metamedicina ha come obiettivo principale quello di guidare le persone verso il risveglio della propria coscienza, che è diverso ed unico per ognuno di noi. E proprio per portarci a questo traguardo, Claudia ha ideato e diffuso il messaggio potente della Metamedicina che parla di tutto questo ma anche di intuito, di Ego, del bambino interiore, del proprio potenziale creativo, di osare essere sé stessi, dell’ascolto compassionevole, dell’equilibrio maschile /femminile, eccetera.

Per concludere, se prendiamo come termine di paragone un iceberg, potremo dire che la parte emergente rappresenta ciò che è visibile agli occhi di tutti ed è quello di cui normalmente ci si occupa (malattia, situazione di disagio o dolorosa, eccetera), mentre la parte sotterranea (più nascosta) riguarda piuttosto la parte inconscia, legata ai sentimenti e alle emozioni dolorose che hanno dato cioè origine al sintomo o alla situazione dolorosa che ci affligge, e cioè alla parte emergente dell’iceberg stesso. E la Metamedicina lavora proprio su quest’ultima parte, la parte nascosta, quella che nemmeno noi sappiamo di avere. E “casualmente”, è proprio in quel luogo che si trova la chiave della nostra felicità.

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