Maschile e Femminile – Claudia Rainville

La persona sottomessa è affettivamente dipendente. Nel timore di perdere l’amore di chi ama, chiude un occhio davanti a certi comportamenti dell’altro che non le vanno a genio, fino a che un ultima goccia farà traboccare il vaso stracolmo e a questo punto questa persona si chiude, oppone resistenza o esplode.
Se esplode, si rende conto che così facendo ferisce proprio le persone che ama, sicché si sente colpevole e assume nuovamente, rispetto a loro, una posizione di sottomissione, fino a che non ne potrà più di vivere situazioni del genere; allora metterà fine alla relazione illudendosi di aver risolto. Ma si tratta solo di un illusione, perché fino a quando non avrà imparato ad amarsi abbastanza, continuerà ad attirarsi le stesse situazioni, dalle quali avrà l’impressione di uscirne perdente.

Intervista a Claudia Rainville
Intervista a Claudia Rainville

E’ possibile essere contemporaneamente sottomessi a scuola o al lavoro e ribelli a casa. Proprio come si può essere un bambino sottomesso e un adolescente ribelle e poi da adulto oscillare fra questi due comportamenti diventando ogni tanto un adulto sottomesso e un adulto ribelle.
La persona sottomessa, non diversamente dal ribelle, non è se stessa. La prima rinuncia a se stessa per essere amata e la seconda è continuamente in fase reattiva nei confronti di ogni forma di autorità.
Fintantoché siamo in fase di reazione non siamo noi stessi e non possiamo essere in armonia, nè con noi stessi nè con gli altri.
Essere in fase reattiva significa andare all’estremo opposto pur di non agire come una persona che non abbiamo accettato, o pur di non vivere una situazione inaccettabile.
Se siamo in fase reattiva non siamo in equilibrio.
A forza di reagire nei confronti di chi non abbiamo accettato, finiamo per entrare in conflitto con noi stessi.

Se ad esempio un uomo ha sempre visto suo padre che faceva soffrire sua madre, è possibile che detesti la sua parte maschile, perché uomo = far soffrire le donne.
Non vorrà quindi diventare come suo padre e diventerà un bravo ragazzo, dolce, gentile, comprensivo, di quelli che chiedono poco e che fanno tutto per rendere felice la propria madre.
Ma, con il passare del tempo, avrà l’impressione di esistere solo per lei soltanto, e magari vedrà che lei non tiene conto dei suoi bisogni e dei suoi desideri personali.
Cercherà poi il riconoscimento da altre donne e farà di tutto affinché la sua donna lo ami.
Ma nel momento in cui non osa vivere la sua parte maschile, visto che il spostarsi in quella polarità sarebbe come essere suo padre (al quale non vuole assomigliare per nulla al mondo) finisce per rinunciare ad affermarsi come uomo.
Nega se stesso, chiude gli occhi sugli atteggiamenti della compagna che gli danno fastidio e stringe i denti.
Si sentirà invaso, soffocato e perché i suoi bisogni sono inascoltati. Per sopravvivere le opporrà resistenza, si chiuderà e si allontanerà da lei, come voleva allontanarsi da sua madre.
Certe volte gli sembrerà di stare per esplodere. Allora reagirà dicendo alla sua compagna cose che la feriranno e le urlerà: “Lasciami vivere” senza pensare neppure per un attimo che è lui ad impedirselo.
Allora si vedrà agire proprio come faceva suo padre con sua madre e rifiuterà se stesso così come rifiutava lui.

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Prigioniero di questo suo conflitto interiore, assumerà nuovamente una posizione sottomessa e tornerà da lei nel tentativo di farsi perdonare, ricominciando ad essere gentile per compiacerla.
“Se lei mi perdona, ho di nuovo l’impressione di essere un bravo ragazzo”.
Quando cerchiamo il nostro equilibrio, è frequente passare da un estremo all’altro.
Quando il sottomesso decide di farsi rispettare, accade frequentemente che lo faccia cercando di imporsi agli altri, di dominarli, proprio come a sua volta si è sentito dominato.
Molte donne che hanno sviluppato la polarità maschile a spese di quella femminile, vivono un paradosso analogo a quello degli uomini troppo buoni.
Dopo aver visto la madre sottomessa o dominata dal padre, può aver pensato: “Per quello che mi riguarda, deve ancora nascere l’uomo che alzerà una mano su di me o che potrà avere un tale ascendente su di me”.

Non vorrà in nessun momento dipendere da un uomo e questo le spingerà a diventare al più presto autonome. Sviluppano le qualità maschili a spese di quelle femminili.
Agiranno esattamente come gli uomini che hanno rifiutato, diventando a loro volta esigenti, rigide ed intolleranti.
Giacché hanno bisogno di affetto, cercano di ottenerlo con il gioco della seduzione, il sesso o con lo stratagemma della “malattia”.
Alcune si lamentano del fatto che i mariti hanno uno scarso desiderio sessuale nei loro confronti, senza rendersi conto che, se loro agiscono come un uomo, il loro partner reagirà come una donna, sentendosi usato come un oggetto di soddisfazione.

Queste donne finiscono per incontrare qualcuno che assomiglia a loro, ossia un uomo che ha rifiutato il suo maschile, e lascerà che esse prendano tutte le decisioni e tutte le responsabilità.
A volte le coppie si trovano bene in questa inversione di polarità, che cela un profondo malessere.
La donna può avere l’impressione di portare sulle spalle tutto il fardello delle responsabilità di casa e l’uomo può avere scarsa autostima. Cercherà magari di destabilizzare la donna così sicura di sé, tentando di instillare in lei, o in coloro che l’apprezzano, il dubbio.
Lei da parte sua perderà gradualmente la stima che aveva per lui.
Altre donne invece reagiscono alle azioni di una madre che dominava il padre, ripromettendosi di non fare mai come lei; allora assumono la posizione sottomessa che era tipica del loro padre, ritrovandosi con uomini che agiscono proprio come agiva la madre, uomini che cercheranno di dominarle.

Tratto dal libro “cambia la tua vita” di Claudia Rainville

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