Il profumo del cibo

Per assicurare la sopravvivenza della specie subito dopo la nascita, Madre Natura rafforza notevolmente il senso dell’olfatto, che permette al neonato di trovare “a naso” il seno della mamma, e quindi di aver garantito il nutrimento.

Olfatto e gusto non sono del tutto separabili l’uno dall’altro, ed infatti per molti aspetti si sovrappongono. Esiste un gioco molto semplice da provare, che permette di toccare con mano come il gusto senza l’olfatto non funzioni molto bene; si benda una persona (per evitare che VEDA il cibo), le viene tappato il naso (per evitare che ANNUSI il cibo) e le viene proposto del cibo simile per consistenza ma diverso per gusto, tagliato a pezzettini. Con nostra sorpresa vedremo che la patata viene confusa con la mela, la cipolla con la pera e il seitan con la carne.
C’è anche un altro esperimento che vi consiglio di provare, e che consiste nell’offrire ad una persona bendata una tazza di acqua calda, ma con l’avvertenza di inondare preventivamente la casa di caffè appena preparato: sicuramente l’ignaro ospite sarà convinto di degustare del caffè!

Entrambi, gusto ed olfatto, sono sensi chimici, e rispondono cioè ad agenti chimici naturali o artificiali. Inoltre entrambi sono preposti alla protezione del tratto gastrointestinale dall’ingestione di sostanze indigeribile od anche nocive all’organismo.

Essendo a conoscenza di questo fatto, si è fatta strada nella mente di chi prepara il cibo destinato alla vendita che, anche se rimane importante avere un prodotto con un bel colorito per invogliare all’acquisto, è necessario prima di tutto attirare il potenziale cliente davanti al proprio negozio (o bancarella) con l’aiuto dell’odore!

Via libera quindi a odorini di fritto, di zucchero caramellato, di arrosto, di lievito che scatenano dentro di noi languorini ed acquoline in bocca, ma talvolta anche ricordi, emozioni, viaggi nel passato, perché l’olfatto può fare anche questo.

Ma la magia di questo senso viene meno quando il produttore, con la scusa che il cliente DEVE rimanere fedele, inizia ad abusare di tale meccanismo aggiungendo sostanze che “mantengono fragrante” il prodotto da forno come appena cucinato (anche se la data di scadenza mi avvisa che potrei mangiarlo entro 2 mesi), oppure con profumi di sintesi che rendono appetibile qualunque scatoletta come fosse appena stata preparata dalla mamma, od ancora con trucchetti banali come l’abuso del lievito di birra che dà l’impressione di aver acquistato dei grissini (o del pane) dal fornaio sotto casa invece che dal supermercato, dove era stato depositato da “x” giorni in un asettico sacchetto di plastica.

Ma forse, quel ch’è peggio, è il sistema di aggiungere degli odori di sintesi dopo aver annullato l’odore acre o sconveniente di un alimento, come ad esempio nel caso della margarina. A quel livello noi, come consumatori, non siamo più in grado di analizzare attraverso il nostro naso se un alimento è tale oppure se ci troviamo di fronte ad una “presa in giro” del nostro olfatto.

E dato che, giorno dopo giorno, costruiamo e sostituiamo i vari “pezzi” del nostro corpo con proteine, carboidrati, vitamine e minerali, come per l’automobile i ricambi devono essere originali o perlomeno autorizzati, altrimenti sono guai.
Quindi, nel nostro piccolo, possiamo cercare di alimentarci con cibi più genuini, con alimenti poco lavorati meglio se biologici o perlomeno non pre-confezionati, visto che comunque, mal che vada, non possiamo andare in una concessionaria a comperare un corpo nuovo…

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