BAMBINI : istruzioni per l’uso

Ci tengo a precisare che questo articolo l’ho scritto con la mia esperienza di mamma e di terapeuta, e corrisponde alla mia verità personale; proprio per questo motivo non vuole essere un’imposizione. Se sentite che vi può servire, prendetelo, altrimenti lasciatelo qui.

Siamo cresciuti in una società dove si deve diventare grandi alla svelta, dove i doveri superano i diritti sin dalla culla, dove i bambini vengono assoggettati appena nati alle regole degli adulti, creando un esercito di infelici, che fino al loro ultimo respiro cercheranno nel mondo quella considerazione e quel rispetto a loro negato. Infatti non c’è alcun rispetto per la loro individualità, per la loro anima unica ed ineguagliabile, imperfetta nella sua perfezione.

Tanto per fare un esempio, un neonato sente il bisogno di essere tenuto in braccio perchè, dopo 9 mesi a stretto contatto con la mamma, ha il terrore del vuoto attorno a sé (che per un infante significa abbandono e quindi è legato alla sua sopravvivenza); un bebè non comprende che la mamma è lì vicina ed esprime questa paura con il pianto, pianto che ci è stato insegnato è solo un capriccio, e quindi lo si lascia nella carrozzina a piangere, piangere e ancora piangere, finchè giorno dopo giorno, nella sua memoria emotiva si forma indelebile la sensazione di NON ESISTO oppure NON SONO IMPORTANTE. Sensazione che, una volta adulti, ci condiziona fino alla fine dei nostri giorni, e che può portare in molti casi a depressione, suicidio, scarsa autostima e che ci fa vivere a metà, a sopravvivere anzichè vivere.

Quanta tristezza provo quando vedo neonati o bambini che piangono e i loro genitori accanto che non li considerano… gli stessi genitori che quando qualcosa va male, sono alla ricerca di un amico, di un terapeuta che li ascolti perchè hanno bisogno di raccontare il loro dolore, e si comportano quindi allo stesso modo del loro bambino. O peggio ancora, di genitori che hanno smesso di ascoltarsi, che sono stati costretti a chiudersi, a trincerarsi dietro una maschera di “tutto va bene”, perchè così gli ha insegnato, attraverso l’esempio, la loro famiglia. Quanta tristezza provo per questi bambini, ma anche per i loro genitori, che hanno dimenticato la forza vitale delle emozioni, la potenza inarrivabile del loro sentire.

Un po’ più grandi i bambini iniziano a fare i CAPRICCI veri e propri: non dormono (ma voi adulti avete sempre sonno quando è ora di andare a dormire??), non mangiano le verdure (ma voi adulti mangiate tutto o mangiate solo quello che vi piace??), non vogliono andare a scuola (ma a voi adulti piace andare al lavoro tutti i santi giorni???), vogliono a tutti i costi un giocattolo (ma voi adulti quando vi comperate un orologio nuovo o un vestito carino, state facendo i capricci??), eccetera eccetera.

Se la vostra amica del cuore vi dice piangendo che non ne può più del suo lavoro, che soffre molto nell’ambiente in cui si trova, non penserete mai e poi mai che stia facendo i capricci, esatto? Allora perchè pensarlo di vostro figlio, che sta piangendo per non andare all’asilo? Perchè non trovare una soluzione? Ne esistono diverse, molto spesso anche incredibili… Ricordo ancora Luca, un bambino che non voleva andare nel nuovo asilo: dopo aver parlato assieme a lui, la mamma gli ha preparato una piccola foto dei suoi vecchi compagni di asilo, che lui doveva tenere sempre nella tasca del grembiuiino e che gli ha fatto passare la paura del nuovo. Basta poco, veramente poco per aiutare questi bambini che non chiedono altro che “essere considerati”.

Questo perchè, purtroppo, per un adulto un bambino è:

1) per i DIRITTI: un essere che prima o poi poi dimentica tutto (e quindi è libero di negargli SENZA SPIEGARGLI IL PERCHE’ quello che lui desidera, come il non dormire per stare di più con mamma e papà, la presenza dei genitori piuttosto che dei nonni, o come le sue paure immotivate e ridicole che per il bambino invece sono vitali. Tutto questo ovviamente per i motivi più “ragionevoli”, e che in definitiva altro non sono che auto-scuse);

2) per i DOVERI: un adulto in miniatura che deve crescere in fretta.

In pratica si vuole un figlio, ma poi non si riesce a gestirlo, perchè è cattivo, perchè fa i capricci, perchè possiede insomma, una SUA PROPRIA PERSONALITA’ che, guarda caso, VA’ IN CONTRASTO CON LE ESIGENZE DELL’ADULTO. “Mio figlio deve essere COME VOGLIO IO!”. Chi è che fa i capricci adesso?

Quasi tutti gli adulti lo pensano (a livello di subconscio, ovviamente) e mai e poi mai lo ammetterebbero, nemmeno con sé stessi; è molto più facile scaricare la colpa del suo malstare sul bambino che non dorme, che non mangia, che si sveglia di notte, eccetera? Non si rendono conto che sono PROPRIO LORO I BAMBINI, BAMBINI ADULTI CHE FANNO I CAPRICCI, che vogliono un figlio così e cosà, senza lasciare spazio alla sua propria personalità.

In realtà un bambino è nostro Maestro di vita, che va a mettere in risalto quanto non abbiamo ancora risolto dentro di noi: con un bambino tutti i nodi della nostra anima vengono al pettine, volenti o nolenti. E se non li affrontiamo, prima o poi dovremo farlo, e forse sarà meno facile. Questo per invitarvi ad affrontare OGNI situazione difficile che sorge con vostro figlio in modo diverso, chiedendovi “Cosa dovrei imparare da tutto questo? Come mi sento quando mio figlio non dorme/non mangia/fa i capricci?”. Questo è un modo molto efficace per risolvere del tutto gli scogli che inevitabilmente appaiono nella famiglia, e una volta risolti questi scogli non tornano più… Provate a leggere il libro “La Metamedicina delle relazioni affettive” di Claudia Rainville, per comprendere i meccanismi della vostra infanzia che non avete risolto e che vostro figlio vi sta portando a galla.

Dopo tutta questa filippica avete il pieno diritto di chiedermi “E allora? Cosa faccio ora? Come mi comporto con questa nuova anima?”. Premesso che non possiedo la verità assoluta, e che questo articolo (come tutti i miei del resto) sono solo la somma delle mie modeste esperienze di vita, posso darvi alcuni consigli che ho trovato molto efficaci, oltre a ricordarvi di leggere i libri consigliati nelle righe precedenti.

Il primo passo per essere genitori efficaci è certamente: METTERE IL BAMBINO AL PRIMO POSTO.
In tutto. Sempre.
Avete scelto voi di averlo, e se per caso non lo avete scelto ma è arrivato comunque, siete stati comunque voi a scegliere di fare all’amore proprio quel giorno, e quindi di richiamarlo qui, in questo mondo. Mettere lui al primo posto significa:
– se piange cerco di capire cosa c’è che non va, senza giudicarlo in alcun modo (ricordate che giudicare preclude la strada alla risoluzione e quindi alla pace interiore);
– se ha bisogno di dirmi qualcosa è SEMPRE il momento giusto (se sto parlando con altri adulti, loro sono in teoria abbastanza maturi per capire che mio figlio ha bisogno un attimo della sua mamma o del suo papà; invece mio figlio potrebbe comprendere che SE MAMMA NON MI ASCOLTA = NON SONO IMPORTANTE PER LEI);
– se non ha sonno non posso costringerlo a dormire perchè voglio del tempo per me (può essere che abbia paura del buio, paura di perdere la mamma… basta scoprire con un po’ di pazienza il motivo di base, per poi passare a risolverlo anche con i fiori di Bach, tanto per fare un esempio);
– se non gli piace una pietanza non posso costringerlo a ingurgitare un cibo che non gli piace (abituandolo così ad ingurgitare senza fiatare anche per il resto della sua vita, creando futuri bulimici, o anche persone che non sanno cosa vogliono in realtà);
– eccetera, eccetera ….

Il secondo importante passo è: abbiate sempre dubbi, mai certezze. E’ proprio il dubbio il primo tassello di un bravo genitore. Se ho un dubbio, posso cercare di migliorare, posso cercare di informarmi, di chiedere aiuto o un consiglio. Dare per scontato che sono bravo, che faccio quello che posso, o che ho difetti ma sono fatto così, mi porta su una strada che è molto lontana dall’essere un buon genitore.

Il terzo passo è: parlategli. Sempre, anche se ha poche ore di vita. Lui (o lei) capirà dal tono di voce, dall’emozione in esso contenuta, quello che vi passa per il cuore. Questo sia nel caso diciate al bambino che dovete lasciarlo dalla nonna per un paio di ore, sia che raccontiate ad un’altra persona che è un bambino difficile e che vi sta creando un sacco di problemi. Vi assicuro che capiscono tutto, e la loro memoria emotiva fa si che non dimentichino. E se per caso il danno è già fatto, non preoccupatevi, siete sempre in tempo per chiedergli scusa con il cuore: loro capiranno anche questo.

Spiegategli sempre le vostre scelte, cosa state per fare; ditegli anche che voi cercate di fare meglio che potete, ma non avete ricevuto le istruzioni su come essere delle mamme o dei papà efficaci, e quindi anche voi potete sbagliare. Questo perché, una volta sopraggiunta l’adolescenza, lo shock vissuto nel scoprire che il genitore (considerato fino al giorno prima come un Dio) in realtà è un uomo o una donna con un sacco di difetti, è veramente molto grande, e può generare ogni sorta di rabbia e delusione.

Abituatevi a dirgli da subito la verità in ogni cosa; la verità è una grande virtù, ma non so perché sembra che verso i figli invece sia da evitare (quante, quante bugie, piccole o grandi, sciocche o importanti, vengono dette a “fin di bene”… e che in definitiva insegnano ai bambini che è lecito dire le bugie.. e gli adulti non se ne rendono minimamente conto… le bugie in definitiva, hanno le gambe corte anche se le dite ai bambini.. sembra che nessuno se ne renda conto… è incredibile…).

Un altro punto importante riguarda la prevenzione degli eventuali disastri del bambino. Se vi abituate, dal momento in cui inizia a gattonare, a togliere di torno gli oggetti pericolosi o preziosi, a metterli proprio via o comunque lontani dal suo campo d’azione, vi risparmierete stress inutile. E’ del tutto assurdo arrabbiarsi con il piccolo se vi ha rotto il vaso Ming: chi lo ha lasciato a sua disposizione? E non crediate che 3 ripiani più in alto siano un posto sicuro: ho visto palline e peluche fare miracoli a livello acrobatico 🙂

Purtroppo non abbiamo un metro di confronto che ci permetta di capire se siamo buoni genitori o meno, e non esistono testi in merito che possiamo consultare per vedere se il nostro metodo è favorevole o sfavorevole al bambino. L’unico modo per vedere come stiamo andando, è in realtà il bambino stesso, se non piange spesso, se dorme tranquillo e se non ha malattie frequenti (vedi il testo “Metamedicina: Ogni sintomo è un messaggio” di Claudia Rainville). Ma purtroppo questo metodo di confronto non va bene nemmeno in tutti i casi; infatti, numerologicamente parlando, i bambini che hanno nella loro carta numerologica i numeri 2 o 6, per essere accettati e per amore di pace, tendono molto presto a chiudere e a nascondere le loro emozioni “negative”. Ma di questo parlerò in un altro articolo.

Infine arriva l’adolescenza e, se non li avete soppressi e bloccati del tutto, i bambini insorgono e vi ripetono tutto quello che gli avete detto fino a quel momento, con un effetto di tipo boomerang (quello che lanci ti torna indietro). Se gli avete detto “Ma sei sordo?” ve lo sentirete ripetere alla nausea, se li avrete costretti a mangiare quello che odiavano, vi faranno mangiare situazioni da dimenticare, se li avete bistrattati vi bistratteranno in altro modo, se li avrete agitati con mille impegni, vi stresserano sparendo da casa per mille impegni, se non avrete mai avuto tempo per loro, ora loro non ne avranno per voi, eccetera eccetera.

In adolescenza è GIUSTISSIMO che esca la loro parte ribelle, in quanto devono staccarsi da noi genitori, devono recidere il cordone ombelicale, cosa che se non viene fatta adesso potrà creare nel loro futuro parecchi problemi. Ma una cosa è la sana ribellione, un’altra invece è la rabbia potente, incontrollata, che spesso sfocia in odio o insofferenza, o peggio ancora in indifferenza.

Ecco, potremo dire che è proprio in adolescenza che si scopre come abbiamo “tirato sù” nostro figlio.

Nota: dopo quanto scritto è importante aggiungere che il bambino necessita anche di regole, poche ma solide, dettate dall’intuito e dalla saggezza dei genitori. Ma anche questo è un argomento che svilupperò in un altro, prossimo articolo.

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