Divorzio o separazione

Sento sempre più spesso parlare di divorzi, di separazioni, più o meno consensuali, più o meno serene, e la cosa non mi lascia del tutto sorpresa, visto il fatto che viviamo attualmente in un’epoca in cui è essenziale apparire e non essere, dove viene data la precedenza al mostrarsi giovani, belli e soprattutto felici. Purtroppo questo insano modo di vivere, preclude la possibilità di esprimersi, di dire quello che non va, ma non alle amiche in una sorta di infruttuosa lamentela, ma piuttosto con chi abbiamo al nostro fianco, in un modo costruttivo e leale.

Quante donne si lamentano del proprio marito, etichettandolo frettolosamente come “uomo” e quindi appartenente ad altra specie. Quanti uomini non si lamentano della loro situazione, salvo trovarsi poi spalle al muro, davanti all’ineluttabilità dei fatti. E quanti figli vivono tutto questo senza efficaci spiegazioni, per prenderlo poi come esempio e portarlo poi nella loro vita (Perché? Vi eravate convinti che non lo faranno? Più bene l’hanno presa, più è nascosta dentro il loro cuore..).

Partiamo dal divorzio. Due persone si amano, decidono di vivere assieme, e poi “scoprono” che l’altro ha dei difetti, non è come si pensava, e quindi si decide di troncare una relazione, o di trovare finalmente la persona “giusta”. Devo però darvi una brutta notizia: nella nostra famiglia attuale, rimettiamo in scena le ferite irrisolte della nostra infanzia. Quindi se non siamo riusciti a risolverle per tempo (e talvolta nemmeno a ricordarle, per non soffrire) quello che avete vissuto con questo compagno o compagna, tenderemo a ricrearlo con il futuro partner.

MARIANNA, 48 anni. Alcuni anni fa è stata lasciata dal marito, con cui aveva vissuto una situazione di tradimento. Ora, a distanza di anni, sta vivendo lo stesso schema con il suo nuovo compagno; quando gliel’ho fatto notare, è caduta dalle nuvole, come se non si fosse resa conto della similitudine.

Molto più fruttuoso invece farsi delle domande, ma non sulla coppia, con relativo scarico di colpe, ma piuttosto verso sé stessi: perché ho scelto una persona con queste caratteristiche? Come mi sento di fronte al suo modo di rapportarsi con me? Come mi sento quando lui/lei mi ferisce?
E quando ci si chiede “come mi sento?” è dl tutto inutile rispondersi “male”, in quanto è una risposta generica, di non vuole affrontare il proprio dolore interiore. Ci si può sentire, ad esempio: umiliati, abbandonati, di non esistere, traditi (come fiducia), non rispettati, eccetera. E quindi proseguire chiedendosi “Ho già vissuto prima questo sentimento, magari nell’infanzia?”.

Questo è un buon approccio iniziale, in quanto comprendere gli schemi della propria infanzia ci fa rendere conto di come siamo dentro, di quello che non abbiamo ancora risolto. Questo approccio trova qualche difficoltà in caso di persone che sono state molto abili nel nascondere dentro di sé il proprio dolore.
Le domande sbagliate invece, quelle che portano lontano dalla soluzione, quelle che vi impegolano sempre più nei meandri della mente (che mente) sono ad esempio “Ma cosa ci trovavo in lui/lei?”, “Perché proprio a me?”, “Cosa posso fare adesso?”, “Adesso cosa farò?”, eccetera.

Questo approccio sopra descritto è tipico della Metamedicina, che porta la persona a vedere i meccanismi che si ripetono nella sua vita. E, ripeto, a nulla vale non volerli vedere, perché i meccanismi hanno vita propria, e finché non vengono smantellati previa comprensione, si ripetono all’infinito, sempre più pesantemente (non solo in relazioni di coppia, ovviamente). Consiglio a tal scopo anche un libro “Cambia la tua vita” di Claudia Rainville, con pratici esercizi, oppure un aiuto mirato da parte di un consulente di Metamedicina oppure da un terapeuta di fiducia.

Quindi, ritornando a bomba, scaricare le colpe non serve assolutamente a nulla, nemmeno a trarre temporaneo sollievo in un momento doloroso della propria vita, in quanto SE IO DO’ LA COLPA AD UN’ALTRA PERSONA DELLA MIA FELICITA’, LE DONO POTERE SU DI ME.
Se io racconto a tutti della mia situazione difficile dicendo che lui/lei si è comportato male, mi tolgo il potere di essere felice QUALUNQUE COSA ACCADA.
Bello vero? Essere felici qualunque cosa ci accada….
In realtà la vita dovrebbe essere così: prendere dalle situazioni “negative” la lezione, per poi apprenderla ed essere molto più felici di prima.
E una volta appreso il meccanismo, non è nemmeno difficile, anche se talvolta, ovviamente, è doloroso.
Ma purtroppo accade l’esatto opposto, formando oltretutto dei figli che avranno ricevuto un insegnamento molto pratico (i figli imparano?) “Se il matrimonio con tua madre/padre è fallito, non è colpa mia”.
E visto che i figli imparano dall’esempio, non dalle parole (lo sapevate?) non occorre che glielo diciate: lo capiscono dal vostro tono di voce, dalle cose non dette, che sono quelle che fanno i danni peggiori.

MARIO, 50 anni. Separato dalla moglie un anno fa. Mi dice “Gli ho augurato ogni bene con l’altro uomo, che oltretutto è un ragazzino”.

Pensate che Mario abbia capito la lezione della sua vita? Pensate che Mario abbia veramente augurato ogni bene alla sua ex moglie? Io credo proprio di no.
Le parole sono vuote, ricordatevelo; sono le emozioni che le riempiono.
E mentre Mario mi diceva tutto questo, c’era rancore e malanimo nelle sue parole.
E’ inutile dire che abbiamo “perdonato”: questo è un perdono di testa, vuoto, di convenienza, per farci credere (e far credere agli altri) che siamo brave persone.
Il vero perdono è tutt’altra cosa. Il vero perdono comprende. E’ amore incondizionato.
“Un ragazzino”. Già dalla parola si capisce tutto il suo dolore. Ma lo sta esprimendo, questo dolore, mentre ne parla? Evidentemente lui crede di no; ma pensate che i suoi figli non lo percepiscano? Che non capiscano?
E cosa capiscono? Che è sempre colpa di un’altra persona, che il dolore non si può risolvere, che è importante dire belle parole, mostrare una facciata di brava persona, indifferentemente da quello che si vive dentro. In parole povere: fingere. O meglio ancora: mentire con sé stessi (e con il resto del mondo di conseguenza). Imparano quindi a mentire a sé stessi.
E se proprio vogliamo andare giù pesanti, è il genitore che è andato via per un’altra strada, che ha dato l’insegnamento migliore, cioè quello di seguire il proprio cuore, a discapito di quello che pensano gli altri. Ha smesso cioè di mentire a sé stesso.

La strada verso la nostra felicità passa per la comprensione verso sé stessi, verso il proprio dolore e dei suoi meccanismi, talvolta passa anche per l’odio, perché no?
Una volta compreso il meccanismo che c’è alla base del proprio dolore, del proprio odio o dei suoi meccanismi, è possibile operare la trasformazione. Verso una vita migliore.
Vi assicuro che è fattibile, non è la prima volta che vedo tale trasformazione in molte persone che scelgono di smettere di mentire a sé stessi.
Parte tutto da voi. Voi avete la soluzione per una vita piena nelle vostre mani.
E questa è la buona notizia.
Dovete solo rendervi conto che siete persone forti, con un potenziale interiore molto grande, e questa separazione è l’occasione per cambiare vita, la vostra vita, e di conseguenza anche quella di chi vi sta attorno.
A voi la scelta. Subire o cambiare.

Concludendo, se state vivendo da soli un momento di difficoltà o di separazione all’interno della vostra coppia, il mio primo consiglio è: prendetevi la vostra parte di responsabilità per quanto riguarda la coppia, ma tutta la responsabilità per quanto riguarda il vostro dolore. Non so come, non conosco in che modo, ma ve la siete andata a cercare, spinti dal quel meccanismo che c’è dentro di voi e che vi portate dietro da ormai troppo tempo. Non sarebbe ora di liberarsene?

Il secondo consiglio è: fatevi delle domande, ma su di voi, non sul vostro partner. Se poi non riuscite a rispondervi (cosa normale in situazioni di sofferenza) fatevi aiutare: da un libro, da un psicologo, da un consulente, da un terapeuta, da un seminario. E non pensate al problema economico, perché se la motivazione c’è, il soldi arrivano, li trovate. Credo che la nostra felicità ne valga la pena.
Ma questo aiuto non deve essere troppo lungo, non deve creare dipendenza. Non ha senso andare da un terapeuta ogni mese per 10 anni: fatelo ogni tanto, quando serve, in quanto l’essenziale e ritornare a camminare con le proprie gambe. E se non ci sono risultati nell’arco di un paio di appuntamenti, cambiate persona.

Ora di seguito desidero consigliarvi alcuni rimedi per aiutarvi in questo momento:
1) Rescue remedy dei fiori di Bach o Emergency dei Bush Flower
2) Altri fiori di Bach: Star of Bethlehem (shock, dolore), Sweet Chestnut (toccare il fondo), Elm e Larch (non ce la farò mai), Gorse (disperazione), Olive (stanchezza incredibile), White Chestnut (troppi pensieri). Sceglietene 4-6 e fateveli preparare dalla vostra farmacia / erboristeria di fiducia.
3) Quintessenza di Anice stellato, per digerire qualcosa della propria vita, vissuto come un pugno nello stomaco (aiuta anche la digestione)
4) Quintessenza di Basilico, per l’ansia da prestazione, per postumi da traumi psichici, per chi pensa troppo a come risolvere la situazione
5) Quintessenza di Cardamomo, per quando le difficoltà della vita diventano ferite profonde, con delusione ed abbattimento
6) Elisir di Lavanda, per chi pensa troppo, per chi è prigioniero dei suoi giochi mentali

I fiori di Bach si prendono 4 gocce per 4 volte al giorno a digiuno, sotto la lingua, mentre i fiori australiani 7 gocce mattine a 7 alla sera, sempre a digiuno.

Le quintessenze si trovano solo della ditta Similia/Alkaest, e si prendono 5 gocce su un poco di miele o su un pezzetto di pane, per 3 volte al giorno. Invece gli Elisir (sempre Similia) si prendono anche direttamente in bocca o in poca acqua, sempre prima dei pasti.

Vi auguro ogni bene, sul cammino della vostra comprensione.

Vedi anche altro articolo sul cambiamento.

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4 commenti su “Divorzio o separazione

  1. Laura Sgambati il said:

    Carissima Susanna, mi ci ritrovo proprio in ciò che hai scritto! Grazie per aver evidenziato la lettura dei figli su ciò che accade… è spesso difficile capire cosa succede in loro e, ancor di più sapersi, comportare di conseguenza. leggendo il tuo scritto sento di essere finalmente ad un buon punto della situazione.
    Grazie ancora!!!
    Laura

    • Ciao dolce Laura, sono lieta che il mio scritto ti abbia dato motivo per sentirti ad un buon punto della situazione!!! Grazie a te del messaggio 🙂 Susanna

  2. lucia il said:

    Mi ritrovo in te e in tuttto ciò che scrivi, come riflessa in uno specchio, tutto è già dentro di me e a ciò che penso da sempre, come un seme che stà per germogliare, trovo nelle tue parole la luce per crescere! grazie!

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