Cura dell’Uva

In autunno la nostra situazione si presenta piuttosto diversa rispetto al periodo primaverile: il nostro involucro esterno, la pelle, è un po’ stanco, assottigliato, il nostro sistema di difesa ha urgente bisogno di antiossidanti per fronteggiare i radicali liberi che si formano nei mesi freddi, mentre il nostro sistema nervoso sta discretamente bene essendosi rigenerato durante le vacanze.

I radicali liberi sono prodotti di “scarto” che si formano naturalmente all’interno delle cellule del corpo quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione), e sono utilissimi se presenti in quantità minima, per l’eliminazione dei germi e nella difesa dai batteri.
Essendo molecole particolarmente instabili (in quanto possiedono un solo elettrone anziché due) sono portati a ricercare un equilibrio appropriandosi dell’elettrone delle altre molecole con le quali vengono a contatto; molecole che diventano instabili a loro volta, partendo alla ricerca di un altro elettrone e così via, innescando un meccanismo di instabilità a “catena”. Questa serie di reazioni può essere ridimensionata o arrestata solo dalla presenza dei famosi antiossidanti.
L’azione continua dei radicali liberi si evidenzia soprattutto nel precoce invecchiamento delle cellule e nell’insorgere di varie patologie gravi come cancro, malattie dell’apparato cardiovascolare, diabete, sclerosi multipla, artrite reumatoide, enfisema polmonare, cataratta, morbo di Parkinson e Alzheimer, dermatiti, ecc.

Cosa utilizzare quindi, per affilare la nostre armi in previsione del gelo invernale?
Un ottimo inizio potrebbe essere la famosa cura dell’uva: frutto molto gustoso, si adatta meravigliosamente ad essere usato come depurativo di sangue, reni, fegato ed è altamente consigliata in caso di: gotta, stipsi, anemia, alterazioni ossee e dentarie, artrite, arteriosclerosi, disturbi al cuore, ipertensione e deperimento.
Nell’intraprendere la cura dell’uva non vi sono grosse controindicazioni, anche se sarebbe saggio consultare il proprio medico, in quanto l’uva risulta in ogni caso controindicata per chi soffre di enterocolite cronica/acuta, ulcera gastrica/duodenale, iperacidità gastrica e diabete.

La cura parziale dell’uva, consiste nel mangiarne un chilogrammo – purché biologica e ben matura – come prima colazione, e quindi al mattino a digiuno; il periodo varia dai 15 ai 30 giorni, lasciando inalterati gli altri pasti. L’essenziale è cibarsi non solo del succo ma anche della buccia e dei semi, in quanto ricchi di fibre, vitamine e bioflavonoidi. Un’altra possibilità potrebbe essere di spostare il pasto a base di uva alla sera per permettere al nostro organismo di andare a dormire senza il lavoro della digestione: al mattino si noteranno subito la mente vivace, lo stomaco leggero e una maggiore forza.

La cura completa invece, consiste nel mangiare esclusivamente uva ad intervalli dettati dalla fame: la quantità varia dai 2 ai 3 chili giornalieri, e andrebbe gustata con calma, senza stress e senza fretta. La durata della cura dell’uva è soggetta a pareri discordi: da alcuni giorni per arrivare quasi ad un mese, ma in questo caso si rende obbligatoria la visita medica preventiva.

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