Domanda: Il denaro

Walter mi scrive:
(…) Questa volta mi sollecita una riflessione l’ultima tua mail, nella quale si parla anche di denaro. Premesso che sono convinto che, come tutto il creato, anche il denaro sia energia.
Essendo l’energia di per se neutra tutto dipende dall’uso che ne viene fatto. Ad esempio, se ho un coltello, posso usarlo per tagliare del pane o per uccidere una persona.
Di per se il coltello non e ne’ “buono” ne’ “cattivo”, tutto dipende dall’uso che ne voglio fare.
Detto questo mi chiedo se nella “nuova energia” abbiamo ancora bisogno del denaro?!?
Ultimamente mi sta sorgendo la domanda se anche nella “nuova era” spiritualità e insegnamenti vari possano essere venduti “un tanto al chilo”? Personalmente ci trovo un controsenso. (…)

Grazie per la domanda, che mi offre spunti interessanti.
In effetti il denaro è energia, è la concretizzazione dei nostri pensieri, come tutto del resto.
Ma se è energia, se è la concretizzazione dei nostri pensieri, perché non accettarlo?
Se il denaro rappresenta l’energia dei nostri pensieri (tutti i pensieri e quindi anche quelli d’amore), perché non usarlo per pagare un qualcosa che mi porta vantaggio?

L’universo vive attraverso il respiro divino: inspiro (creo, ricevo), trattengo l’aria (fermo l’attimo, vivo nel presente, godo), espiro (distruggo, dono). Questa è la sintesi dell’Om.
Potremo quindi parlare di: ricevere, godere (nell’aver ricevuto e nell’aver donato), e donare.

Non posso dare se non ricevo.
Non posso ricevere se non dono.

Ma se di partenza diciamo che dare denaro non sembra uno scambio di amore o un dono incondizionato, allora già in quell’attimo etichettiamo il denaro come NON amore.
E quindi dentro di noi c’è il meccanismo:

DENARO = NON AMORE.

Ma chi l’ha detto? Dove sta scritto?
Oltretutto questo meccanismo ci allontana da una vita di benessere, perché se io voglio amore, in automatico allontanerò il denaro, visto che equivale (per me) al non amore.
Quello che io ricevo quando vado ad un seminario (ad esempio di Metamedicina), va molto oltre quello che io verso come denaro, non ha prezzo. E quando io pago, e non sono la sola, pago con amore, con gratitudine.
Di modo che chi tiene il seminario possa avere agiatezza, tempo per scrivere altri libri e studiare avanti, di modo che poi insegni ancora. E che noi, assieme a molti altri, riceviamo ancora i suoi insegnamenti.

Lo stesso vale per me: se ai miei seminari trasmetto quello che sento e che so, ed assieme a questo anche amore, perché non accettare denaro (che è un modo come un altro per dirmi “grazie, ti voglio bene per quello che mi hai dato”) ?

Ma andiamo ancora più in profondità.
Abbiamo detto: il denaro è energia, è la concretizzazione dei nostri pensieri.
Ma se il denaro viene concretizzato come tutto il resto, possiamo quindi paragonarlo al pane che mangiamo, alla penna che usiamo per scrivere, alla borsa che ci porta i pacchi a casa, alla lavatrice che ci lava i panni.

Ma, a ben guardare, non penseremo mai:
“Se chi ha bisogno di lavare i suoi panni e’ in grado di co-creare i suoi panni già puliti, che bisogno ha di avere la lavatrice? Non sarebbe più logico avere la capacità di avere dei panni sempre puliti in maniera gratuita ed ecologica?!?”

Il punto è che noi non siamo così progrediti, non siamo al livello che tu giustamente prevedi, e cioè nell’età dell’Oro.
Nell’età dell’Oro se offro un aiuto (tramite ad esempio un seminario di crescita personale) so per certo che ne avrò beneficio in altro modo; un vicino che mi offre un cesto di mele, un amico che mi ripara il tetto, uno sconosciuto che mi offre un passaggio, ecc.

E già comincia a succedere nel mondo. Sempre più spesso.
E sempre a più persone.
Potrei portarti un sacco di esempi, anche personali.

Quindi la tua osservazione è giustissima, come se prevedessi dove stiamo andando, ma è ancora troppo presto. Non siamo ancora pronti.
Anche se molti di noi ce la mettono tutta.
Ma se voglio risponderti del tutto, in maniera completa, sappi che non ci sono modi buoni o cattivi di usare un qualcosa.
Nell’esempio che porti, il coltello, mi scrivi che può essere buono se taglio del pane, o cattivo se lo uso per uccidere una persona.

Scrivendomi questo dai per scontato che chi viene ucciso con il coltello è una povera vittima, passata li per caso.
In realtà non è così.
Se così fosse la vita passerebbe nel caos e nel caso più totale, invece tutto quello che accade, tutto, ma proprio tutto, non è un caso, non è né buono né cattivo.

Semplicemente serve per fare esperienza, per imparare ad amare (nonostante tutto), per capire che il giudicare porta altro dolore, per sperimentare situazioni nuove, ecc.

Il giudizio è un’arma terrificante.
E’ un’arma a doppio taglio: pensiamo di giudicare il prossimo, in realtà giudichiamo noi, perché l’altro ci fa sempre da specchio.

E sprofondiamo sempre più nel dolore.
Proprio per questo non esiste un metodo buono o un metodo cattivo.
Esistono piuttosto vari metodi, che ci portano (a varie velocità e per vari sentieri) verso la consapevolezza.

Che è il nostro obiettivo. Assieme all’Amore.

By Susanna

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